I miei giri nel 2026

Per il 2026 potrei elencare degli obiettivi!
Forse è meglio di no, però uno lo butto lì!
Ho tre montagne disegnate sulle porte del mio garage: La Granta Parei, la Punta Calabre e il Roc du Fond!
Una di queste tre mi manca e mi farebbe piacere completare il trio...senza impegno e senza stress!
Vedremo!

Faccio sempre molto di più di quanto scrivo, per fortuna...
Ho piccoli obiettivi, sia ciclistici, sia arrampicatori, che perseguirò solamente se mi verrà naturale.

CICLISMO SU STRADA e GRAVEL - 1 gennaio 2026 - Da casa al Lago d'Orta



L'anno comincia col botto!
Era tanti mesi che ci pensavo e complice un po' di tempo in più per restare in forma, ho trovato il coraggio di provare a raggiungere il lago d'Orta.
Non ci sono mai stato in vita mia! Solamente chi lo fa, o chi lo ha fatto, conosce quel che si prova a raggiungere un luogo totalmente nuovo con le proprie forze.
La soddisfazione aumenta se la meta è un po' lontana e a "normale distanza da gita in automobile, moto, treno o mezzi similari".
Se il viaggio richiede delle tappe è ancora più pieno e soddisfacente e così via!!!

Intanto io vado al lago d'Orta!
Il trentuno ho fatto un super carico di calorie insieme ad amici speciali che sono venuti da me a pranzo!



Anche in questo caso mi è difficile scrivere ed essere all'altezza delle emozioni che ho provato.
E' sempre tutto un misto di ricordi di viaggi e di chilometri già percorsi che si amalgamano allo stupore per la novità di quel tratto, di quella curva nel bosco, quell'incontro e quell'incrocio di sguardi, di sorrisi di persone forse ignare, forse no.
La partenza presto con la strada gelata, poi tenere botta nel fango, nel freddo, tornare in dietro per quello sbaglio di strada, la fatica, l'ennesima salita inaspettata, quella strada chiusa...
Emozioni continue per undici ore da ricordare il più a lungo possibile...
Comincia tutto molto prima! L'assetto, la scelta delle gomme, l'alleggerimento del piccolo bagaglio, ma senza dimenticare nulla, la scelta dell'itinerario, i tentativi già fatti e non riusciti e arriva il giorno che arrivi sul lago dopo aver attraversato la pianura e le colline e poi devi tornare a casa, altre emozioni...
Che fortuna Ste!




CICLISMO SU STRADA e GRAVEL - 30 gennaio 2026 - un giretto con il Terzo Uomo

Ho ancora un po' i brividi mentre scrivo.
Sono passate poche ore dal mio rientro da un normale giro serale dopo il lavoro.
D'inverno esco in bici quasi solamente alla sera, salvo concedermi qualche giornata piena ogni tanto.
Lavoro soprattutto all'aperto e quando viene buio mi capita molto spesso di smettere, cambiarmi, inforcare la mia Rivolta o la mia Anthemina e partire per un giretto rientrando per cena.
Evito le strade trafficate, attraverso il paese per qualche centinaio di metri e sono già per i campi, o sulle alzaie dei Navigli.
Le mie potenti luci mi danno tranquillità e sicurezza e anche al buio posso andare serenamente alle velocità che riesco a sostenere, ossia le basse velocità!!!
Qualche puntatina intorno ai 40km/h per brevissimo tempo me la concedo ancora, ma nulla di che!
La mia luce anteriore comunque illumina bene anche a velocità maggiori!
Stasera, per qualche minuto, la media è stata parecchio più alta del solito perchè mi sentivo seguito dal cosiddetto terzo uomo.
Sono un solitario e sto bene con me stesso.
Non ho bisogno per forza di compagnia per fare quello che mi piace, anche se la buona compagnia mi piace tanto, ma stasera per un quarto d'ora ho pedalato coi brividi!
Eh sì! Ci si sente un po' folli e un po' malati, ma è anche curioso e intrigante.
Di certo i giorni scorsi, in qualche momento della giornata mi sono sentito giù di morale e stressato interiormente ed è un aspetto che viene citato ogni tanto nella sindrome del terzo uomo che sembra colpire più comunemente ad alta quota, oltre i 7000m, o in caso di estrema difficoltà o vicinanza alla morte.

La mia sensazione è stata di avere qualcuno alle spalle, senza averlo davvero e spesso girarsi per vederlo perchè con la coda dell'occhio ti sembra di averlo visto lì dietro, più o meno sempre alla stessa distanza, a volte quasi a fianco.
Allora ti giri, non lo vedi, ma non riesci ad esser certo che non ci sia.
Un ombra nella nebbia, un albero, un cartello, un chiaroscuro, sembra qualcosa.

Ovviamente parlo per me.
Non so cosa dicano in toto i "sacri" testi di psicologia o i neuropsichiatri. Ho letto qualcosa, comunque posso affermare che avere il terzo uomo alle calcagna può essere pericoloso per diversi motivi.

Per prima cosa sei distratto.
So andare in bicicletta. Non sono il campione del mondo, ma me la cavo molto bene.
Sono anche attento, soprattutto quando pedalo al buio.
Una buca, una curva troppo stretta, una nutria che attraversa, un uccello selvatico che si invola davanti a me all'improvviso, una chiazza di ghiaia sull'asfalto in curva sono solamente alcuni dei fattori a cui bisogna stare attenti di giorno, figuriamoci di sera, al buio!
Sta di fatto che io il terzo uomo, per qualche minuto ho cercato di seminarlo.
Fortuna vuole che un minimo di lucidità residua mi ha fatto notare che la mia velocità ha cominciato a calare molto presto e il terzo uomo non si distanziava. era sempre lì.
Non succhiava la ruota ma stava lì al vento, sempre alla medesima distanza.
Prima di crollare fisicamente continuando a tirare come un folle, ho deciso di rallentare e aspettarlo, tanto che potevo fare d'altro, ma stava sempre là dietro, alla stessa distanza, salvo quelle rare volte in cui la sensazione era di averlo quasi a fianco, ma mai di riuscire a vederlo chiaramente.
Leggendo qualcosa sull'argomento ho visto che alcuni interpretano il terzo uomo come l'angelo custode.
Io so solo che la prima cosa che gli ho detto ad alta voce è che l'unica sensazione che mi dava era di farmela sotto (non nel vero senso fisiologico per fortuna!) e non credo che un angelo custode voglia che te la faccia sotto dalla paura e che tu vada fuori strada per seminarlo...
Comunque questa pessima sensazione spero che passi presto, ma non smetterò di andare in giro da solo per colpa del terzo uomo, altrimenti avrei smesso da piccolo, quando ero contornato da tutti i miei incubi, appena rimanevo solo in ogni luogo, ma raramente e quasi mai quando ero all'aperto. Magari smetterò per qualche giorno di andare da solo di sera, questo sì!
All'aperto da piccolo non mi succedeva.
Cosa produce la psiche umana, soprattutto la mia...
Ma poi perchè lo chiamano terzo e non secondo? Boh!!!
Sir Ernest Shackleton che coniò questo termine nel 1915 si muoveva già in un gruppetto di tre persone e il terzo uomo sarebbe stata la quarta!

Ma ora veniamo al dunque:

perchè scrivo questa specie di relazione?

La scrivo per due motivi:

1) E' qualcosa che trovo curioso e intrigante, anche se spaventoso e pericoloso, quindi mi piace scrivere e raccontare di questo terzo incomodo. L'unico svantaggio è che scriverne ravviva il pensiero e lo fa tornare almeno per un po'.

2) Lo scrivo per dare una dritta a chi lo leggerà, perchè così almeno sappia che il terzo uomo potrebbe farvi fare delle cavolate e non c'è modo di seminarlo con una grande prestazione fisica.
Bisogna tollerare la sua presenza e farsi distrarre il meno possibile per arrivare a casa o in un luogo dove vi auguro che vi aspetterà qualcosa di meglio dei vostri incubi...